Lettere

‘Statua di Vittorio Emanuele
in città cultura
conservatrice’

da Mario Lottaroli

Premetto che il monumento in piazza Aldo Moro lo innalzerei ai Partigiani Cremaschi che, tra i tanti meriti, hanno anche quello di avere rimosso la statua dedicata a Vittorio Emanuele II.

Sulla posa del monumento dedicato al monarca rilevo con stupore il silenzio, con la sola lodevole eccezione del pittore e scultore Pietro Giovanetti, della “intellighenzia cremasca”, antifascista e repubblicana, silenzio che penso segnali l’egemonia della cultura conservatrice in città .

Infatti, solamente pochi anni fa, questo revival monarchico avrebbe dato l’avvio a vibrate proteste; ora invece regna l’indifferenza, come se quei giovani ribelli, assieme ai capelli avessero perso il gusto della dialettica e della lotta.

Dimentico però che, nel frattempo, i ribelli di allora sono diventati bancari, giornalisti, sindacalisti, liberi professionisti, ed è risaputo che “uscire dal coro” non giova alla carriera, e i contestatori non piacciono a committenti e sponsor.

Scriveva Antonio Gramsci, ne “La formazione della classe intellettuale italiana”. I giovani intellettuali della classe borghese si lasciano attrarre culturalmente dagli operai, ed addirittura se ne fanno capi o cercano di farsene capi, ma nel corso delle crisi storiche tornano all’ovile. Con qualche preziosa eccezione, aggiungo con grande umiltà.

I componenti del comitato promotore del restauro e della ricollocazione del monumento vantano a sostegno della loro iniziativa le qualità artistiche della statua.

Ho contato quattro opere dedicate al monarca eseguite dallo scultore Francesco Barzaghi: differiscono le posture ma per il resto sono identiche come gocce d’acqua; chiamare opera d’arte la produzione seriale di statue mi pare per lo meno azzardato. Lo dico con profondo rispetto per il lavoro dell’incolpevole scultore.

Mario Lottaroli

Consigliere comunale

Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra CREMA

 

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